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1.9.19 'El primero Superclasico' non si scorda mai! River-Boca 0-0

La preparazione alla partita delle partite è stata piuttosto lunga. Io e Dario alla ricerca affannosa di tagliandi che ci potessero dare accesso a quello che viene considerato come uno degli stadi che mette più in soggezione a rivali e spettatori. La trafila per arrivare a dama è accidentata.

Abbiamo alla fine un accredito stampa, ma appunto uno. Parte la ricerca per il secondo tagliando. 'Forse ce lo rimedia quello', ' no anzi ho sentito tizio che dice che potrebbero esserci un altro accredito', 'no ferma tutto, buco nell'acqua, siamo al punto di partenza: solo uno'.

Arriviamo al giorno prima del match con un interrogativo da non dormirci la notte. Ma per fortuna siamo qui, siamo a Buenos Aires: una possibilità c'è sempre. E se non c'è, sembra sempre che ci possa essere. Fatto sta che troviamo addirittura da due contatti differenti l'agognato pass. Addirittura uno dei due gratis, anzi 'aggratis'. Pensiamo a uno scherzo, ad un messaggio whatsapp que no se intiende bien. Tutto vero: l'amico Martin ci dà la sua tessera. Chi è Martin? Un calciatore, ex del River. Chiaro. Chi sennò?

Ci sembra tutto altamente surreale. Il giorno dopo siamo nel quartiere residenziale di Olivos, non lontano dal Monumental e abbiamo appuntamento per ritirare la card che ci darà l'accesso al Superclasico. Il nostro benefattore non c'è: lascia al portiere del modernissimo palazzetto il preziosissimo tagliando, incartato in un pezzo di carta con su scritto:

"Para Dario de Walter. Abrazo Frate".



Lacrime agli occhi. Siamo tra l'incredulo e il raggiante. Il punto è che siamo pure in ritardo e senza connessione internet. Ci serve assolutamente un cafè con internét per chiamare un Ubér. Imbocchiamo la strada principale e di corsa ci tuffiamo in un bar. 'Contrasena por favor.. y un cafè'. Arriva prima Ubér del cafè, por supesto, ma poco male: siamo in auto con un tizio che potrebbe essere una via di mezzo tra Soldato Palla di Lardo di Full Metal Jacket e Michael Moore. Tutti i tratti distintivi di un serial killer. Parla con una lentezza esasperante. O forse sarà solo che noi abbiamo fretta e 'sto tizio pare voglia farci fare tardi. Non lo so. So solo che quando ci lascia a 2 cuadras dal 'Liberti' tiriamo un sospiro di sollievo.


Sollievo che dura poco. Iniziano i prefiltraggi, in pratica una Via Crucis. Più ci avviciniamo allo stadio, più le facce sghembe, intimidatorie, vissute male, te le senti addosso. Guardi dritto e pensi solo a ritirare fuori per l'ennesima volta biglietto e documento.

Finalmente è l'ultimo controllo. Ci siamo. Entriamo separati. Yo y El Darito.




TRIBUNA BELGRANO

E sia: uno direzione platea, l’altro in stampa. Ciao (falso) amigo Mateito, è stato bello. Manca poco, molto poco, al fischio d’inizio. Fibrillazione e curiosità per il primo Superclasico della mia vita. Sentirne parlare e viverlo. Senza confronto. El Monumental incute timore, nonostante la pista d’atletica ed è listato a lutto per ricordare agli eterni rivali quel fatidico, esiziale nove di dicembre. Palloncini e striscioni colorano di nero l’Odio che si respira.





Mi guardo intorno, cerco tremebondo il seggiolino giusto e capito in mezzo ad un gruppetto di maschi e femmine intrisi di collera e schifo per l’avversario. La straputa della reconcha de la relora: me tocca fa’ er pesce che canta i cori. Ma tanto sono tutti uguali, penso. Cambiano solo le parole. Giá. Ma come cambiano? Un ventriloquo dai. Devo fare il ventriloquo per due ore ma questi mi stanno addosso, come fanno a non capirlo che non sono dei loro, su. Annunciate le formazioni, ecco che mi sento bussare sulla spalla destra. A posto. Gelato senza nemmeno essermi gelato. Giá preparo portafogli e telefono e capezza. Mi volto. Mi si chiede prima el fuego e la prima cosa a cui penso è a quale macchinetta per accendere ho in tasca. Mi brillano gli occhi: il mio è biancorosso Marlboro. Colori loro, sono salvo. Mi mimetizzo almeno li. Poi il tizio (a metá tra el Tucumano Pereyra y Mercado) ci ripensa e mi chiede pure una sigaretta. Ho capito perché qui non li vedi fumare molto. Perché non fumano le loro. Vabbè.



Mi accorgo immediatamente anche di un’altra cosita: di essere l’unico a portare una campera blu. Ma proprio blu blu, eh...Blu Boca. Intorno tutto bianco, rosso e nero. L’unico. E ora? Ora mi sento più osservato di un attore di teatro che deve convivere sul palco per due ore con con l’occhio di bue. Monte Mario bassa, lato Nord. Ma questo lo scrivo per facilitare la comprensione gli amici argentini, obviamente.



E dunque subito penso: ahora me putean mal. Me matan. Me sbattono al muro e gettano le gran frattaglie di me en el medio de la cancha...peró finisce pure che magari passo per idolo della Doce e mi dedicano na pezza in curva, hai visto mai conviene? Tano por siempre. Tano da morire. Se murió en el Gallinero en el mes de enero. Peccato che era septiembre. Niente. Resto lì tra loro, infiltrato e rigido, il tifo va a fiammate ma si vede che aspettano la Libertadores e qui si sprecano fino ad un certo punto.



Quanto a decibel, Bombonera batte Monumental 6-1 6-1. A voi studio. In campo, invece, mezzo tiro in porta in due ed è 0-0 in una delle partite più inguardabili della Storia. Mezzo deluso, penso a portare la pellacc(h)ia a casa immaginando che il primo taxi libero passerà all’una di notte. Pensare che prima me gustava el River. Ma solo stando qui ho scoperto che il motivo (la colpa) era solo ed esclusivamente di Enzo Francescoli.

Dario Bersani



PRENSA

Scale a chiocciola, scalette, scale. Ok eccoci. Il salone che 'anticipa' la zona prensa. Entro.

Bam! Il colpo d'occhio è pazzesco. Cerco di trovare un aggettivo, la parola che meglio possa definire l'effetto di questo stadio. Me ne viene solo uno. Quello ovvio, scontato (ma Madonna Mia Quanto è Vero). 'Monumental'.



Se per i 'Bosteros' le prese in giro mirano principalmente al freddo (metaforico) percepito al Monumental, vista la tiepida (?) partecipazione del pubblico, e il famigerato 'descenso' (retrocessione) in B del 2011, in casa 'Gallinas' si batte sull'incudine-Libertadores 2018. Dalle tribune salgono alti cori e slogan che hanno come tema la morte sportiva dell'avversario nel dicembre 2018 a Madrid. Il 'Liberti' è tappezzato di striscioni che ricordano tutto questo, con l'aggiunta della recente nuova disposizione del Tas, che ha dato esito negativo per gli Xeneizes.

'TAS muerto', '9.12.18 El mundo te vio' morir. sera eterna', 'Dos VuelTAS Olimpicas en tu cara', '9.12.18 Yo Te Mate'


Il Monumental gongola e la barra brava 'Los Borrachos de Tablon' prende in mano le redini del tifo. Non siamo di fronte alla continua spinta sonora e rumorosa della Bombonera. Impressionano però le ondate: come delle risacche che ti avvolgono e ti lasciano stordito. Poi nuovamente attimi di apparente tranquillità e di nuovo bordate di decibel di tutto lo stadio.



In campo è 0-0 con River padrone del gioco e Boca di rimessa. Ma poche emozioni. E' il primo SuperClasico per De Rossi e forse l'ultimo di Superliga per Carlitos, che entra nei minuti finali. Inutile specificare che saranno in ottobre, in Libertadores, i due match della Vita/Morte. Non c'è verso. Gallinas o Bosteros che sia: 'La Copa Libertadores es la mi obsesion'.


Matteo De Rose

@matteoderose



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