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24.8.19 Il trionfo de 'los chicos y de El Fortin': Velez-NOB 3-1

'Cada chico que entra al club es un campeonato ganado'

Questo il virgolettato che campeggia fuori dallo stadio su un murale (by Pepe Perretta, sempre lui :) fuori dal Josè Amalfitani. E la frase è proprio la sua: l'ex presidentissimo del Velez Sarsfield in carica per una vita (dal '41 al '69). 'El fortin' (questo il soprannome sia della squadra che dello stadio) si staglia placido in una zona tutto sommato tranquilla: il sobborgo di Liniers, snodo ferroviario di una certa importanza. La capienza è di quasi 50000 spettatori, aumentata nell'era dei fasti di Carlos Bianchi quando i biancoblu riuscirono a vincere Libertadores e Intercontinentale nella stessa 'temporada' ('94), e oggi difficile da riempire in todo. Soprattutto in gare di seconda fascia come quella di oggi contro il Newell's Old Boys, che naviga nelle parti medio basse della classifica.





La giornata è splendente, il sole scaccia via il freddo degli ultimi giorni. Il pubblico, composto, guadagna gli spalti. In molti tentano di accaparrarsi qualche gadget nel mini-mini store ufficiale presente dentro lo stadio.

Sugli spalti è la festa dei 'chicos': è uso e costume portare i bambini allo stadio. In qualsiasi 'cancha' si possono trovare bimbi minuscoli, anche di pochissimi mesi, che vengono introdotti nel magico modo dell'hincada da genitori che vivono la cosa come la più naturale e ovvia possibile. Il senso di appartenenza è totale: da sempre e per sempre. 'La Pandilla' è la barra brava che capeggia la curva e che dà il via alle danze: 'Velez, mi buen amigo' è il segno distintivo che ora si può iniziare. E come spesso accade è il coro con più partecipazione.



La gara è combattuta per la prima mezz'ora, poi i ragazzi del Gabriel Heinze spingono sull'acceleratore e grazie soprattutto a Nico Dominguez (fresco acquisto del Bologna, che ha lasciato in prestito il biondissimo incursore al Velez), autore di una doppietta fiammante. Il livello di gioco non è il massimo, le lacune tecniche e tattiche sono evidenti. Quello che impressiona, tuttavia, è la presenza fisica che i giocatori mettono in campo dall'inizio alla fine. In generale, a queste latitudini, è difficile trovare un giocatore, piccolo o grande che sia, 'difensoraccio' ruvido o trequartista funambolo che sia, che non accetti la sfida sul piano fisico, sul piano della lotta a tutto campo.




Finisce 3-1, senza troppi sforzi, per i padroni di casa, che rivedono in campo Fernando Gago dopo mesi di riabilitazione per l'ennesimo infortunio che ne ha frenato una pur buonissima carriera.

Ce ne andiamo a fine partita sulle note di 'La mia storia tra le dita' di Grignani, con testi differenti, adottato da più tifoserie da queste parti. Dubbio amletico: ma lo sapra Gianlucone nazionale?


Matteo De Rose

@matteoderose

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