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29.8.19 Non è il risultato che conta: 'es que la Bombonera late!'

In molti provavano a spiegarcelo in questi primi e intensi giorni argentini. Il gesto era quello fate conto non sai di che si parla. La Libertadores è un’Altra Cosa. Non a caso, i cori parlano di “Obsesion” vera e propria. Scordatelo il campionato, vedrai stasera. Spiriti quasi fanciulleschi, non ce devi avè proprio le giornate così piene se il tuo tempo a parlare di chi tifa meglio nel mondo, eh? Vabbè, a ciascuno il suo. Quando all’andata il Boca mise l’ipoteca sul passaggio alle semifinali (De Rossi, pur non giocando, venne insultato male dal pubblico indigeno “ma che cazzo j’avró fatto io all’Ecuador io boh...?”) quasi ho pensato di non andare, tanto inutile sarebbe stato el partido de vuelta in casa.




Ma lì la partita è realmente un dettaglio: chi volesse andare allo stadio solo per assistere a gare spettacolari e tirate ne troverebbe non più di cinque all'anno. Conta il contesto. A metà del secondo tempo questi del Boca però non si sono regolati e hanno sfondato il muro del suono. Capito come. Urlavano di allegria e carnevale e qui l’inflazione se li spolpa, il pane comincia ad essere un bene di non primaria necessità e se non fai tre lavori non campi. Allegria. E carnevale. È il Sudamerica, poco da stupirsi. Certo. Ma “La 12” non ha eguali. Nessuno manco da lontano. Imparagonabili. Sono detonatori sempre pronti ad esplodere, seminano il panico coi cori. E non solo, ok.








Quella sera, poi, fu un crescendo spaventoso. Quasi un richiamo ancestrale hanno sentito. Risultato da brividi, tutte scosse e pelle d’oca nel guardarsi increduli. Ad intervalli regolari e poi senza intervalli. Un’intensità straordinaria. Musicisti formidabili. Trasfigurati dalla felicità, obnubilati dal desiderio di vendetta. Passare significava semifinale. E significava probabilmente (sarebbe andata poi esattamente così) cominciare a preparare la Guerra Santa contro le odiatissime galline, vituperate allo stremo con sberleffi e urla condivise.




Erano entrati in clima, insomma. La sentivano e la facevano sentire. Intorno, questo stadio incandescente che tremava. Pensa il 23 di ottobre. Quando ti giocherai la finale di Santiago. Qualcosa da perdere la pace, per come anche dalle tribune si fomentino per una semplice rimessa laterale. Senza distinzione d'età, settore e ceto. Com'era da noi qualche annetto fa. Tutti nella stessa direzione. A guardia di una Fede, non delle proprie tesi acchiappalike.


Dario Bersani

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