Cilindro e Doble Visera: i 300 metri più lunghi.. Tra maledizioni e i fratelli Milito

Sembra pazzesco ma è proprio così. Quando ti trovi nel municipio di Avellaneda e sei lì per una partita del Club Atletico Independiente o del Racing Club ti accorgi di quanto la rivalità più aspra si possa vivere praticamente nello stesso isolato. E' il caso delle canchas dei due club: El Cilindro e El Doble Visera. Metri di distanza? Massimo 300. Ci sono foto aeree, ma anche reportage video, che fanno impressione: se Boca Juniors e River Plate esemplificano il duopolio nazionale in quanto a tifosi, Rosario Central e Newell’s Old Boys danno vita al derby cittadino per eccellenza, lo scontro tra Independiente e Racing è probabilmente il più intenso per una questione di spazi da condividere loro malgrado.



Come ogni grande rivalità sudamericana che si rispetti non manca l’aspetto mistico, ma in questo caso si va oltre con un episodio diventato celebre come “La maledicion de los siete gatos neros”. Nel 1967 il Racing domina sia in patria che fuori dai confini nazionali, e infatti vince prima la Copa Libertadores contro il Nacional de Montevideo e poi la Coppa Interocontinentale contro il Celtic. La leggenda narra che nottetempo alcuni tifosi dell’Indipendiente si siano recati al Cilindro e abbiano seppellito sette gatti neri in diverse aree del campo di gioco per lanciare una maledizione contro i rivali di sempre.

Verità o credenza popolare che sia, da quel momento in poi il Racing non solo non vinse più niente fino al 2001, ma dovette anche l’onta della retrocessione nel 1983. Negli anni settanta invece l’Indipendiente dominò la scena conquistando 4 Copa Libertadores consecutive dal 1972 al 1975 con una squadra magnifica che tra i suoi leader aveva giocatori come Bochini (che nella sua carriera giocò solo con la maglia dell’Indipendiente, con la quale disputò 740 partite segnando 107 reti), Balbuena e Bertoni; inoltre il Rojo si aggiudicò anche la Coppa Intercontinentale del 1973 (1-0 a Roma contro la Juventus con rete decisiva di Bochini all’80’). Per tutto il popolo di Avellaneda furono segni inequivocabili che la maledizione aveva funzionato.

I biancocelesti provarono in tutti i modi ad “esorcizzare” il campo, fino a che nel 2000, venne organizzata una ricerca delle ossa dei gatti morti. Alcune di queste furono trovate e il Racing nel 2001 vinse il Torneo d’Apertura interrompendo il lunghissimo digiuno, grazie anche ai gol di un giovane Diego Milito...




E se c'è una storia che racchiude più di ogni altra, questo dualismo strettissimo, ma allo stesso tempo distante anni luce, tra Racing e Independiente, questa è quella legata ai fratelli Milito. Anno 2003, si gioca il Clasico de Avellaneda. Diego è il centravanti dell'Academia, Gabi è il centrale di difesa del Rojo. E Diego, il maggiore, chiese espressamente all’arbitro di espellere suo fratello, visto che per lui aveva commesso fallo da ultimo uomo. L’arbitro non tirò fuori il rosso, ma tra i due volarono parole grosse e insulti a più non posso. Le scaramucce tra di loro erano qualcosa di tipico, dato che Diego era l’unico ad aver seguito la passione calcistica della madre, mentre tutti gli altri componenti della famiglia erano dell’Independiente. Entrambi, dopo aver giocato insieme nel Real Saragozza e dopo essersi affrontati anche in Europa con le maglie di Inter e Barcellona, sono tornati nei rispettivi 'nidi': Diego ha portato la ‘Academia’ a vincere un nuovo titolo argentino 13 anni dopo l’ultimo (e ora è direttore sportivo) e Gabi è tecnico del suo ‘Rojo’. La rivalità non è un concetto legato allo spazio e per questo 300 metri di distanza (o addirittura le mura di casa Milito) sono un parametro superfluo. E anche il tempo ha valore molto relativo: il Clasico de Avellaneda non è una partita, ma una veria e propria battaglia che non vedrà mai la sua fine.

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