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ESCLUSIVA CASTAN a EEF: 'Il futbol è tutto per me. Romanisti per sempre nel mio cuore'

Ci sono storie che hanno un sapore particolare, un sapore vero, autentico. Più di altre. Una di queste è quella di Leandro Castan. Difensore in campo. Attaccante nella vita. Non è stata lineare la carriera sportiva di Leo. Assolutamente no. A partire dal suo percorso. Nato calcisticamente nell'Atletico Mineiro, affronta la grande sfida europea a soli 21 anni nella gelida Svezia nel club dell'Helsingborg. Solo 4 presenze e ritorno in patria al Gremio Barueri, che gli dà la possibilità di compiere il grande salto: Corinthians nel 2010 e conquista con il Timão di Libertadores e Mondiale per Club (ultima sudamericana a conquistarlo). Da lì Sabatini lo porta a Roma e nella capitale gioca 4 stagioni, ma all'inizio della terza in giallorosso la scoperta di un cavernoma e la successiva operazione del 3 dicembre 2014, cambiano radicalmente la traiettoria della carriera di Castan. Ma non la sua fede. Anzi, quella viene forgiata. E' con questo spirito che affronta le successive sfide con Torino, Cagliari e dallo corso anno in patria con il Vasco da Gama. Lo abbiamo contattato pochi giorni fa, proprio in concomitanza con un suo post su Instagram in cui ricordava l'operazione di 5 anni fa.

"Oggi sono 5 anni dal mio intervento chirurgico, 5 anni da quando la mia vita è cambiata totalmente, 5 anni in cui ho passato momenti molto difficili, 5 anni da quando sono rinato di nuovo, 5 anni in cui sono diventato una persona migliore. Ringrazio tutti quelli che mi sono: solo Dio sa quello che ho attraversato e con gli occhi di oggi posso dire che ne è valsa la pena!"

Questo il suo toccante messaggio. Ci siamo avvicinati a Leo per fargli giusto un paio di domande. ESTOESFUTBOL.IT voleva indagare nell'animo del Castan di adesso.



Leo, che cos'è per te il futbol?

'Il calcio per me è tutto. E' veramente stato tutto. Sin da bambino. Il pallone il primo giocattolo e i compagni di squadra i primi amici. Non potrei mai pensare la mia vita senza il calcio'


Spesso si dice (a torto o a ragione) che i giocatori vivono in un mondo dorato, fuori dalla realtà. Quello che ti è successo 5 anni fa ti ha fatto 'scendere' prima da quella nuvola, da quel mondo ovattato, da cui i giocatori saltano giù solo a carriera finita?

'Spesso si generalizza. Il mondo del calcio ha delle differenze al suo interno. Certo è vero che spesso incontri delle realtà fatte solo di apparenze e di inganni, ma io in quel mondo non ci sono mai voluto entrare perché so il rischio che si corre, so che puoi perdere l'essenza di chi realmente sei. Lo avverto più che mai ora in Brasile: c'è questo rischio concreto soprattutto per i più giovani. Non mi riguarda direttamente ma so per certo che esiste questo problema'


Sappiamo che segui sempre le vicende della Roma. Ti sei sentito accomunato in qualche modo alla vicenda di De Rossi: motivi diversi, situazioni diverse, ma tutti e due avete scelto campionati e ambienti dove la passione è fortissima, invece di andare a 'svernare' dove si poteva guadagnare di più?

'Si cerco di seguire. Ricevo tantissime testimonianze di affetto che rimarranno per sempre nel mio cuore. Ora sono a Roma con la mia famiglia. E' venuto anche il mio amico Dodò e siamo stati allo stadio per Roma-Spal. Per quanto riguarda il discorso delle scelte sono sicuramente scelte forti. La scelta di Daniele mi ha sorpreso. Però poi quando ci ho pensato bene è in linea con la persona: ha scelto un posto dove sentirsi vivo e allo stesso modo dove ci fosse competizione e possibilità di poter vincere. E' andato nel posto giusto'


Leo Castan, uno che non ha paura delle sue cicatrici, nè tanto meno se ne vergogna. Anzi sono la sua forza, come testimoniato da un altro su post di qualche tempo fa..



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