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Il 'Centenario' de Montevideo: monumento del futbol mondiale

Tutti lo ricordano soprattutto per una frase: “Los de afuera son de palo”. Quelli lá (senza menzionarli, i brasiliani) non esistono. Lo disse ai suoi compagni, dando loro la forza per resistere alla pressione indicibile a cui stavano andando incontro. Era il 16 luglio del 1950, quando al Maracanà si consumò lo psicodramma di un Paese e la Celeste fu semplicemente capace di guadagnarsi l’Eternità. Quella frase rimase scolpita, quella partita fin troppo raccontata. A pronunciarla, e a vincere, fu Obdulio Jacinto Varela, capitano di quell’Uruguay scelto dai numi per miracol mostrare. Ma el “Negro Jefe” ne disse un’altra, tra le tante, che poco aveva a che fare col Maracanazo: “¿Sabe lo que era la Celeste? Uno se ahogaba. Pesaban los recuerdos. Atrás estaba la gloria de Nasazzi y Lorenzo, no se podía perder. Un negrito pobre como yo que recién empezaba, escuchaba hablar a los mayores de la celeste y el pasado, se me erizaba la piel”. Si riferiva solo incidentalmente a se’ ma parlava dell’orgoglio di un popolo, al cuore del popolo. La parte per il tutto: una sineddoche fatta leggenda. Obdulio il gigante. Per capire cosa sia realmente stata e quanto abbia rappresentato quella Nazionale nella Storia del futbol mondiale bisogna necessariamente visitare il Museo del Calcio ed affacciarsi nel suo antico ed ineguagliabile Tempio. Il “Centenario” di Montevideo, quasi 90 anni vissuti da protagonista, prima di consacrarsi come monumento imperituro al Pallone.



Lì, tra Avenida Italia e Parque Batlle, all’ombra lunga cento metri della Torre de los Homenajes, hanno dipinto calcio Dorado e Castro, Cea e Andrade, prima di passare il testimone ad altri fenomeni del calibro di Ghiggia e Schiaffino. Più che uno stadio, si puó parlare di autentico baluardo per la Nazione, se si pensa che nelle che nelle 38 partite di Copa América (quattro edizioni vinte) disputate al Centenario, l'Uruguay ha vinto 31 volte e pareggiato 7. Perdendo mai. Per contro, il Brasile Pentacampeao ha prevalso solo 3 volte su 20. L'importanza del Centenario è stata sancita dalla Fifa, che nel 1983 lo ha proclamato lo stadio monumento del calcio mondiale. Già.



Ma nessuna targa di porfido e nessun premio potranno mai anche soltanto avvicinare l’emozione provata salendo quelle scale, calpestando quei blocchi di marmo levigati dalle intemperie e dai decenni. La Tribuna Olimpica. La curva Colombes. L’arcaica maestosità della forma ellittica. Il suo immarcescibile fascino, quello senza tempo. Scatti. Scatti e sfidi il vento che ti riforma i connotati. Sono stato sugli spalti del Centenario. Anche se con qualche anno di ritardo. Ora lo racconto. E sscriverlo mi fa tornare i brividi. Come i murales all’esterno, le foto ingiallite, la bandiera e i mille cimeli che avrei fissato per ore. Tracce. Tracce indelebili di Storia, in casa di chi la Storia l’ha scritta.


Esto es futbol.


Dario Bersani

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